Vangelo di Matteo · Capitolo 28

Matteo 28 — commento e guida allo studio

Il capitolo 28 racconta la risurrezione di Gesù, la sua manifestazione ai discepoli e l'invio a fare discepoli e battezzare tutti i popoli nel nome della Trinità.

CEI 2008 · 28 luglio 2026 · AtriumLeggi Matteo 28 per intero ↗

Noli Me Tangere, Perugino
Perugino, Noli Me Tangere, 1500–05 · Art Institute of Chicago · Pubblico dominio (CC0)

🔍 Analisi

Il sepolcro vuoto e il terremoto(vv. 1–4)

Incisione monocroma azzurra: pietra tombale spostata, apertura buia nella roccia, luce d'alba che filtra dal cielo

Prova a immaginare la scena. È ancora buio, il primo giorno dopo il sabato. Due donne — Maria di Màgdala e l'altra Maria — camminano verso una tomba che sanno chiusa, sigillata, sorvegliata da soldati. Non vanno lì aspettandosi un miracolo: vanno a piangere un morto. È da questo dolore concreto, non da un'idea religiosa, che parte tutto.

Matteo è l'unico dei quattro evangelisti a raccontare il terremoto e la discesa dell'angelo: «il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve» (v. 3). Non è un dettaglio decorativo. Nell'Antico Testamento questo linguaggio — folgore, bianco accecante — segnala una teofania, cioè un momento in cui Dio stesso si manifesta e irrompe nella storia (folgore e neve sono gli stessi segni che accompagnano la gloria di Dio in Daniele e nell'Esodo). Qui l'irruzione è la vittoria sulla morte.

E c'è un'ironia che vale la pena cogliere. Le guardie erano state messe lì proprio per impedire una frode, per garantire che nessuno toccasse il cadavere. Alla fine «rimasero come morte» (v. 4): i vivi incaricati di sorvegliare un morto diventano loro stessi come cadaveri, mentre dentro la tomba non c'è più nessun morto da sorvegliare. Il mondo si è capovolto.

L'annuncio dell'angelo(vv. 5–7)

Incisione color ambra: teli funerari vuoti in una tomba, un raggio di luce dorata entra dall'apertura

La prima parola dell'angelo non è una spiegazione teologica: è un gesto verso la paura delle donne. «Voi non abbiate paura!» (v. 5). Prima ancora di dire cosa è successo, rassicura chi sta tremando davanti a lui. È lo stile di Dio in tutta la Scrittura: quando irrompe, la prima cosa che dice quasi sempre è «non temere».

Poi arriva il centro di tutto, in tre parole spoglie: «Non è qui. È risorto» (v. 6). Nota bene: l'angelo non chiede di credere a un'interpretazione, non offre un significato simbolico da meditare. Invita a guardare — a controllare con gli occhi il luogo vuoto. È un fatto, non un sentimento. E la fede cristiana, fin dal primo istante, si appoggia proprio su questo: qualcosa è accaduto, andate a vedere.

Segue l'incarico: correte, ditelo ai discepoli. E qui c'è un particolare che a noi sfugge ma che per un lettore antico era clamoroso. Questa missione — la più importante della storia — viene affidata per prime alle donne, in una cultura in cui la loro testimonianza in tribunale non aveva valore legale. Se qualcuno avesse voluto inventare una storia credibile, non l'avrebbe mai costruita su testimoni che la legge del tempo squalificava in partenza. È proprio questa "scomodità" a rendere il racconto storicamente solido.

Le donne corrono e Gesù le incontra(vv. 8–10)

Incisione verde ossido: due donne di spalle su un sentiero, in lontananza un bagliore luminoso indefinito

Le donne lasciano il sepolcro «con timore e gioia grande» (v. 8). Fermati su quella coppia di parole: timore e gioia, insieme, nello stesso cuore. Non è una contraddizione, è verità. Chi ha vissuto una notizia troppo grande sa che la gioia enorme spaventa, che davanti a qualcosa che ti supera puoi ridere e tremare nello stesso istante. La fede vera non ti chiede di smettere di aver paura: ti chiede di correre lo stesso.

E mentre corrono, l'incontro. Gesù stesso viene loro incontro e dice: «Salute a voi!» (v. 9) — un saluto quotidiano, quasi disarmante nella sua semplicità. Loro gli abbracciano i piedi in adorazione. Poi Gesù ripete l'invio in Galilea, ma cambia una parola che vale una vita: chiama i discepoli «miei fratelli» (v. 10). Ricorda da dove venivano quegli uomini: uno l'aveva rinnegato tre volte, tutti erano scappati nel momento decisivo. Gesù risorto avrebbe avuto ogni diritto di rinfacciarglielo. Invece la prima parola su di loro è fratelli. Non li rimprovera: li rimette in famiglia.

La versione ufficiale dei capi dei sacerdoti(vv. 11–15)

Incisione grafite: scambio di monete tra mani in penombra notturna, atmosfera cupa e segreta

Matteo mette le due corse una accanto all'altra, e il contrasto è tutto. Da una parte le donne corrono ad annunciare la vita; dall'altra le guardie corrono a riferire ai sacerdoti. La reazione dei capi non è stupore, non è nemmeno indagine: è pura gestione del danno. Comprano il silenzio con «una buona somma di denaro» (v. 12) e fanno circolare una spiegazione che si smonta da sola.

Vale la pena vederlo bene, perché è un'accusa che gira ancora oggi. La versione ufficiale è: «i discepoli hanno rubato il corpo mentre noi dormivamo». Ma è una spiegazione che si autoconfuta: un soldato che dorme non può testimoniare nulla. Se dormivi, come fai a sapere chi è entrato? È come dire «ho visto, con gli occhi chiusi, che era un furto». Matteo annota che questa diceria «si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi» (v. 15): segno che scrive per una comunità reale, che quella accusa la sentiva ripetere e doveva saperle rispondere. Il Vangelo non ha paura di riportare le obiezioni: le mette sul tavolo.

Il monte in Galilea: dubbio e adorazione(vv. 16–17)

Incisione color terra: monte con piccole figure sulla cima, alcune chinate, davanti a un chiarore diffuso

Gli undici vanno «sul monte che Gesù aveva loro indicato» (v. 16). In Matteo il monte non è mai un luogo qualunque: è il luogo della rivelazione — sul monte le Beatitudini, sul monte la Trasfigurazione. Ora, sul monte, l'incontro definitivo con il Risorto.

E qui Matteo scrive una frase di un'onestà quasi spiazzante. Davanti a Gesù risorto gli apostoli si prostrano, lo adorano — «Essi però dubitarono» (v. 17). Leggilo di nuovo: adorano e dubitano, nello stesso momento, sullo stesso versetto. Se questo racconto fosse propaganda, quel «dubitarono» sarebbe la prima cosa da cancellare. Invece resta lì, non nascosto, non condannato. Perché è la fotografia esatta della fede reale: non l'assenza di ogni domanda, ma la scelta di affidarsi mentre le domande sono ancora aperte. Se hai mai creduto e dubitato insieme, sei in ottima compagnia: erano gli apostoli, sul monte, davanti a Gesù in persona.

Il mandato missionario universale(vv. 18–20)

Incisione azzurro scuro: vista panoramica da un'altura, sentieri che si diramano verso un orizzonte luminoso

Il Vangelo si chiude in crescendo. Prima l'autorità: Gesù dichiara di avere «ogni potere in cielo e sulla terra» (v. 18). Non è un potere politico, non è la forza di chi comanda con la spada: è la signoria del Risorto su tutta la creazione e su tutta la storia. Ed è da lì — da questa autorità — che discende tutto il resto.

Poi il compito, in tre movimenti: fare discepoli, battezzare, insegnare. E l'orizzonte si spalanca: non più solo Israele, ma «tutti i popoli» (v. 19). Nessun confine di nazione o cultura. La formula del battesimo — nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo — è la più esplicita affermazione trinitaria di tutto il Nuovo Testamento: qui, in chiaro, il Dio uno in tre Persone.

E infine la promessa che chiude il cerchio dell'intero Vangelo: «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (v. 20). Ricordi come era iniziato Matteo? Con il nome di Gesù spiegato come Emmanuele, «Dio-con-noi» (1,23). Ora si chiude con «Dio-con-voi». Tutto il racconto, dalla prima all'ultima pagina, è la storia di una presenza che non si ritira mai. Non ti lascia solo neanche adesso, mentre leggi.

Tema Chiave del Capitolo 28

Il capitolo 28 racconta la risurrezione di Gesù, la sua manifestazione ai discepoli e l'invio a fare discepoli e battezzare tutti i popoli nel nome della Trinità. Tutto si muove tra un vuoto e un pieno: il sepolcro vuoto e la presenza piena del Risorto; la paura senza senso dei soldati e la gioia grande delle donne; il dubbio degli undici e l'autorità piena che viene loro affidata comunque. Matteo non ci mostra una fede senza incertezze, ma una missione che parte proprio da lì — da discepoli che dubitano eppure ricevono il mandato universale. E la struttura ad anello con l'inizio del Vangelo (Dio-con-noi in 1,23, Dio-con-voi in 28,20) rivela il senso di tutto: è la storia di una presenza che non si ritira mai.

Chi volesse verificare come le fonti storiche trattano il sepolcro trovato vuoto può proseguire con l'analisi delle testimonianze sulla tomba vuota, mentre la formula battesimale dell'ultimo versetto apre naturalmente a una spiegazione della Trinità; per chi segue il commento capitolo per capitolo resta il rimando a la guida al Vangelo di Matteo. E chi, arrivato all'ultimo capitolo, vuole rileggere Matteo dall'inizio può farlo con il libro che raccoglie l'intero commento.

💡 Reflect — Punti Chiave da Ricordare

  • La risurrezione è un fatto, non un'idea. L'angelo non spiega un significato simbolico: invita a verificare un luogo vuoto. La fede cristiana poggia su un evento che si può indagare, non su una bella metafora.
  • Le donne sono le prime testimoni e le prime missionarie. In una cultura che non ammetteva la loro testimonianza in tribunale, Dio sceglie proprio loro per annunciare il fatto più importante della storia. La "scomodità" del racconto è la sua forza.
  • Gesù chiama «fratelli» chi lo aveva abbandonato. Nell'incontro con i discepoli non c'è rimprovero: c'è reintegrazione. Il perdono arriva prima di ogni parola di scusa.
  • Il dubbio non esclude dalla missione. Gli undici si prostrano e dubitano nello stesso momento (v. 17), eppure ricevono lo stesso mandato universale. La fede pasquale non cancella la fatica di credere: la include e la supera nell'atto di affidarsi.

🔎 Dive Deeper

Domanda per la vita:

Se dovessi annunciare a qualcuno, oggi, che Gesù è vivo — a chi lo diresti per primo? E, sinceramente, cosa ti impedisce di farlo davvero: la paura di sembrare strano, il dubbio, o semplicemente non averci mai pensato come una cosa che ti riguarda?

Approfondimento — «Fino alla fine del mondo» (synteleias tou aiōnos): L'espressione greca che chiude il Vangelo — synteleias tou aiōnos — non indica una scadenza, come se fosse scritto «con voi fino a un certo punto, poi vi lascio». La parola synteleia significa «compimento», il traguardo verso cui la storia intera cammina; è la stessa parola usata in Mt 13,39 per «la fine dei tempi». Quindi la promessa non è «sarò con voi fino a una data», ma «sarò con voi per tutto il tempo che la storia dura, fino a quando arriverà al suo pieno compimento». È il fondamento teologico di una certezza semplice e enorme: la Chiesa — e chi la compone, cioè anche tu — non è mai lasciata sola, in nessuna epoca.

Riferimenti al Catechismo della Chiesa Cattolica

  • CCC 640: Il sepolcro vuoto, primo segno essenziale della risurrezione
  • CCC 641: Le donne, prime testimoni della risurrezione
  • CCC 645: La realtà corporea del Risorto, autentico corpo glorioso
  • CCC 849–850: Il mandato missionario, fondamento dell'attività missionaria della Chiesa
  • CCC 1257: Il Battesimo nel nome della Trinità come via ordinaria di salvezza
  • CCC 80: «Io sono con voi tutti i giorni» (Mt 28,20) — la presenza permanente di Cristo

🕊 Preghiera della Lezione

Salmo 118 (117), 1-7.14-15.22.25 — La pietra scartata diventata testata d'angolo, canto di vittoria pasquale (CEI 2008)
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
Nel pericolo ho gridato al Signore:
mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
Il Signore è per me, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Il Signore è per me, è il mio aiuto,
e io guarderò dall’alto i miei nemici.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
Grida di giubilo e di vittoria
nelle tende dei giusti:
la destra del Signore ha fatto prodezze,
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Ti preghiamo, Signore: dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: dona la vittoria!
Il Salmo 118 è il salmo pasquale per eccellenza, cantato nella liturgia del giorno di Pasqua. Celebra il rovesciamento operato da Dio — la pietra scartata dai costruttori che diventa pietra angolare — e si intona alla perfezione con questo capitolo: la tomba sigillata e sorvegliata che si apre, i sacerdoti che tentano di soffocare la notizia, la vita che vince nonostante ogni sforzo umano di contenerla.

📌 Versetto-memoria

«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.» (Mt 28,20)

Domande frequenti

Perché le prime testimoni della risurrezione sono donne, se allora la loro testimonianza non contava legalmente?
Proprio per questo il racconto è considerato storicamente credibile: nessuno, dovendo inventare una notizia, l'avrebbe costruita su testimoni che la legge del tempo squalificava in partenza. La scelta di Dio ribalta i criteri umani di autorevolezza, come già annunciato nel Magnificat di Luca. Il Catechismo (CCC 641) sottolinea proprio questo primato delle donne nella prima testimonianza pasquale.
Cosa significa che gli apostoli «dubitarono» mentre si prostravano davanti a Gesù risorto?
Matteo non nasconde la fatica di credere neppure in chi ha visto direttamente il Risorto: adorazione e dubbio convivono nello stesso versetto (v. 17). Questo mostra che la fede pasquale non elimina ogni incertezza, ma la include e la supera nell'atto di affidarsi. È una fede reale, non ingenua: anche gli apostoli hanno avuto bisogno di tempo e di segni per credere pienamente.
Cosa intende Gesù quando dice di avere «ogni potere in cielo e sulla terra»?
È l'affermazione della sua signoria universale dopo la risurrezione, che fonda l'autorità del mandato missionario dato alla Chiesa. Non è un potere politico, ma quello del Signore risorto su tutta la creazione e su tutta la storia. Da questa autorità discende il comando di battezzare e fare discepoli tutti i popoli, senza confini di nazione o cultura.