Vangelo di Marco · Capitolo 10

Marco 10 — commento e guida allo studio

Marco 10 racconta cosa significa, in concreto, seguire Gesù sulla strada che sale a Gerusalemme, cioè verso la croce: rinunciare a sé, mettersi a servire, fidarsi come un bambino.

CEI 2008 · 28 luglio 2026 · AtriumLeggi Marco 10 per intero ↗

Christ Blessing the Children, Lucas Cranach the Younger and Workshop
Lucas Cranach the Younger and Workshop, Christ Blessing the Children, ca. 1545–50 · The Metropolitan Museum of Art · Pubblico dominio (Open Access)

🔍 Analisi

Il ripudio e l'unione coniugale(vv. 1–12)

Incisione monocroma verde ossido: due sentieri di campagna che si congiungono in un unico cammino

Hai mai visto qualcuno provare a metterti in trappola con una domanda a cui, qualsiasi cosa rispondi, hai sbagliato? È esattamente quello che tentano i farisei qui. Il divorzio era il tema più caldo tra le scuole rabbiniche del tempo, e chiedere a Gesù cosa ne pensasse serviva a schierarlo — e a poterlo poi accusare, da qualunque parte si mettesse.

Gesù non abbocca. Invece di rispondere «sono per il sì» o «sono per il no», sposta la domanda a monte: chiede loro cosa avesse comandato Mosè (v. 3). Quando gli ricordano la norma di Deuteronomio 24, che permetteva l'atto di ripudio, Gesù la rimette al suo posto: «Per la durezza del vostro cuore» (v. 5) Mosè concesse quella deroga. Tradotto: non era il piano di Dio, era una toppa messa su un cuore già indurito.

E allora qual era il piano? Gesù torna all'inizio di tutto, al racconto della creazione: fin dal principio Dio ha fatto l'uomo maschio e femmina, e i due «diventeranno una carne sola» (v. 8). Da qui il principio che chiude il discorso: «l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (v. 9). In casa, quando i discepoli tornano sull'argomento in privato, Gesù è ancora più netto: chi ripudia e si risposa commette adulterio (vv. 11–12). Attenzione: non è Gesù che alza l'asticella per rendere la vita più difficile. È il contrario — sta riportando il matrimonio al suo disegno originale, quello bello, quello per cui era stato pensato.

I bambini e il regno di Dio(vv. 13–16)

Incisione monocroma ambra: sagome di mani infantili protese verso una soglia luminosa

I discepoli fanno i buttafuori: allontanano chi porta i bambini a Gesù, convinti — probabilmente in buona fede — di stargli risparmiando una perdita di tempo. Il Maestro ha cose serie da fare, i bambini possono aspettare. Sbagliato. La reazione di Gesù è forte, quasi ruvida: si indigna e ordina «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite» (v. 14).

Perché proprio loro? Non per una presunta innocenza morale — un bambino non è un santino, sa fare i capricci come chiunque. Il punto è un altro: un bambino piccolo non pretende di cavarsela da solo, si fida, dipende, si lascia prendere in braccio senza calcolare. Ecco la disposizione del cuore che apre il regno. E Gesù è chiaro: chi non lo accoglie con quella fiducia non vi entra (v. 15). Il gesto finale spazza via ogni teoria — li abbraccia, li benedice, impone loro le mani. Tenerezza concreta, non un principio astratto.

Il giovane ricco(vv. 17–22)

Incisione monocroma grafite: silhouette in cammino che si allontana da un fardello abbandonato al suolo

Questo è uno degli incontri più struggenti del Vangelo, e finisce male — ma non nel modo che pensi. Un uomo corre da Gesù, s'inginocchia (un gesto di rispetto totale) e fa la domanda delle domande: «che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna» (v. 17). Gesù prima gli corregge una parola: lo aveva chiamato «maestro buono», e Gesù ribatte che «buono» in senso pieno è solo Dio (v. 18). Poi lo rimanda ai comandamenti, e l'uomo può dire con verità di averli osservati tutti fin da ragazzo.

E qui il testo si ferma su un dettaglio che vale tutto il resto: Gesù «fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (v. 21). Quello che sta per dirgli non è un rimprovero, è un atto d'amore — l'invito a fare un passo in più: vendere ciò che ha, darlo ai poveri, e seguirlo. La risposta è un silenzio pesante: l'uomo se ne va rattristato, perché «possedeva infatti molti beni» (v. 22). Nota la sfumatura: non erano i beni a possedere lui, o forse sì. Gesù non lo insegue, non lo ricatta, non abbassa la richiesta. La chiamata resta lì, aperta, come una porta che nessuno chiude. E resta aperta anche per te.

Ricchezza, rinuncia e ricompensa(vv. 23–31)

Incisione monocroma ambra: una cruna d'ago illuminata da un sottile raggio dorato

Appena il giovane se ne va, Gesù commenta con i discepoli, e dice una cosa che li lascia di sasso: le ricchezze, invece di spianare la strada verso il regno, la ingombrano. Poi arriva l'immagine più famosa, volutamente esagerata per farsi ricordare: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago» (v. 25) che un ricco entri nel regno di Dio. Il cammello, l'animale più grosso in circolazione; la cruna, il buco più piccolo che conosci. Impossibile, punto.

Lo sconcerto dei discepoli è totale, e per capirlo serve un dato di contesto: nella mentalità dell'epoca la ricchezza era vista come un segno di benedizione divina. Se non si salvano nemmeno i "benedetti", ragionano, «chi dunque può essere salvato?». Gesù risponde spostando il baricentro da noi a Dio: agli uomini la salvezza è impossibile, ma «tutto è possibile a Dio» (v. 27). Nessuno si salva da solo, comprando il biglietto — ci si salva perché Dio ti tira dentro. Pietro, un po' come un bambino che vuole essere notato, fa presente di aver lasciato tutto; e Gesù promette una ricompensa già ora — una nuova famiglia, la comunità dei credenti — ma «insieme a persecuzioni» (v. 30), senza vendere illusioni, più la vita eterna. Chiude con un rovesciamento che è la firma di tutto il capitolo: «Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi» (v. 31).

Il terzo annuncio della passione(vv. 32–34)

Incisione monocroma grafite: strada in salita verso Gerusalemme in ombra, con luce sottile all'orizzonte

Immagina la scena: una salita verso Gerusalemme, Gesù che cammina davanti a tutti con un passo deciso, e dietro un gruppo di persone «sgomente», mentre chi segue è «impaurito» (v. 32). Loro intuiscono che sta andando incontro a qualcosa di terribile, e non capiscono perché ci vada di sua volontà.

È il terzo annuncio della passione in Marco, e anche il più dettagliato: Gesù dice che sarà consegnato ai capi dei sacerdoti, condannato a morte, consegnato ai pagani, deriso, flagellato, ucciso — e «dopo tre giorni risorgerà» (v. 34). Nessuna ambiguità. Il contrasto che percorre tutto il capitolo è tutto qui: da una parte la lucidità di Gesù, che sa esattamente dove sta andando e perché; dall'altra l'incomprensione dei suoi, che nella scena successiva penseranno ancora ai posti d'onore.

La richiesta di Giacomo e Giovanni(vv. 35–45)

Incisione monocroma porpora: un calice e una bacinella per lavare i piedi posati su una pietra

Il tempismo è quasi comico, se non fosse tragico. Gesù ha appena annunciato che sta per essere torturato e ucciso, e i due fratelli Giacomo e Giovanni si fanno avanti a chiedere i posti migliori: uno alla destra e uno alla sinistra nella sua gloria. Come chiedere di prenotare il tavolo vip al funerale di qualcuno. La scena dice, senza bisogno di commenti, quanto la logica del potere sia dura a morire perfino dentro chi segue Gesù da vicino.

Gesù non li umilia, ma li riporta alla realtà: possono davvero «bere il calice» che lui berrà ed essere «battezzati» del suo battesimo (v. 38)? Sono immagini forti — il calice è quello della sofferenza, il battesimo qui è l'immersione nella morte — non biglietti per la gloria. Gli altri dieci si indignano (probabilmente perché ci avevano pensato anche loro), e Gesù ne fa un insegnamento definitivo: tra i potenti del mondo comandare vuol dire dominare gli altri, ma tra i suoi vale l'esatto opposto — «chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (v. 43). Il modello non è un'idea astratta: è lui stesso. Il Figlio dell'uomo «non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (v. 45). Il potere, nel Vangelo, si misura in chili di servizio.

Bartimeo, il cieco che vede(vv. 46–52)

Incisione monocroma azzurro cielo: un mantello lasciato a terra sul bordo di una strada illuminata dall'alba

L'ultima scena è un piccolo capolavoro, e non è messa lì a caso. A Gerico c'è un mendicante cieco, Bartimeo, seduto sul bordo della strada — l'ultimo degli ultimi. Sente che sta passando Gesù e si mette a gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!» (v. 47). La folla prova a zittirlo, gli dice di stare buono; e lui grida più forte, ripetendo esatte le stesse parole. A volte la fede è proprio questo: continuare a chiamare quando tutti ti dicono di smetterla.

E succede una cosa: Gesù «si fermò» (v. 49) — l'unico momento, in tutta la salita verso Gerusalemme, in cui si arresta per qualcuno. Lo fa chiamare, e a quel punto chi prima lo zittiva cambia tono: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!» (v. 49). Bartimeo getta via il mantello — forse l'unica cosa che possiede, la coperta con cui raccoglie l'elemosina — e corre. Alla domanda di Gesù su cosa voglia, non gira intorno: «Rabbunì, che io veda di nuovo!» (v. 51) — «Rabbunì» è un modo affettuoso di dire «maestro mio». La risposta è disarmante: «Va', la tua fede ti ha salvato» (v. 52). E Bartimeo, guarito, non se ne torna a casa: «lo seguiva lungo la strada». Il cieco diventa discepolo, mentre il ricco che ci vedeva benissimo era tornato indietro. Chi dei due, alla fine, vedeva davvero?

Tema Chiave del Capitolo 10

Marco 10 racconta cosa significa, in concreto, seguire Gesù sulla strada che sale a Gerusalemme, cioè verso la croce: rinunciare a sé, mettersi a servire, fidarsi come un bambino. Matrimonio, ricchezza, potere, cecità del corpo e del cuore sono tutti banchi di prova della stessa, unica domanda: sei disposto a mollare la presa sulla tua vita per affidarti a Dio? Non è un caso che il capitolo si apra con un ricco che ci vede e se ne va triste, e si chiuda con un cieco che riacquista la vista e si mette a seguire Gesù. Quel cieco è l'immagine di ogni discepolo — di ognuno di noi — che accetta di dipendere completamente da lui e, proprio così, comincia finalmente a vedere.

Questo intreccio fra rinuncia, fiducia e servizio tocca una questione che la filosofia della religione discute da sempre, cioè perché Dio chieda di mollare la presa invece di mostrarsi in modo inequivocabile, come approfondito in una riflessione sul silenzio divino; per seguire riga per riga l'episodio del cieco e del ricco resta comunque utile la guida al Vangelo di Marco. Lo stesso commento è raccolto anche in un volume cartaceo o ebook, comodo anche per un gruppo di lettura.

💡 Reflect — Punti Chiave da Ricordare

  • Il matrimonio, nel progetto di Dio, è indissolubile fin dall'inizio. La norma di Mosè sul ripudio era una concessione alla durezza del cuore, non il disegno originario. Gesù non inasprisce la Legge: riporta l'unione coniugale al suo significato di creazione, quello per cui era stata pensata.
  • Nel regno si entra con il cuore di un bambino. Non con il merito, non con il possesso, non con l'autosufficienza, ma con l'affidamento totale. È esattamente ciò che manca al giovane ricco, che di beni ne ha tanti ma di fiducia poca.
  • La ricchezza può diventare un ostacolo, non una benedizione automatica. Il capitolo non condanna i beni in sé, ma la presa che possono avere sul cuore, fino a impedire di seguire Gesù. Non conta quanto hai, ma quanto ciò che hai ha te.
  • Grandezza cristiana vuol dire servizio, non dominio. Gesù ribalta la logica del potere del mondo con il suo esempio: dare la vita in riscatto per molti è il modello di ogni autorità nella Chiesa. Chi comanda, nel Vangelo, è chi serve di più.

🔎 Dive Deeper

Domanda per la vita:

C'è qualcosa — un possesso, un'abitudine, una posizione, una sicurezza — che, se Gesù ti guardasse come guardò il giovane ricco (con amore, non con giudizio), ti chiederebbe di lasciare? E la domanda vera è: come reagiresti, oggi, a quello sguardo? Te ne andresti triste anche tu, o faresti il passo?

Approfondimento — la durezza del cuore e la storia del divorzio ebraico: Al tempo di Gesù due grandi scuole di interpreti della Legge — quella del maestro Shammai e quella del maestro Hillel — litigavano su una cosa: cosa poteva giustificare il ripudio ammesso in Deuteronomio 24? Shammai era severo, lo permetteva solo per infedeltà grave; Hillel larghissimo, lo ammetteva anche per un motivo minimo, perfino se la moglie aveva bruciato il pranzo. Gesù, interrogato, non si schiera per l'una o per l'altra: le supera entrambe, tornando ancora più indietro, al racconto della creazione nel libro della Genesi. La sua risposta non è un giro di vite sulla Legge, ma il recupero di un'unità originaria che la Legge stessa, «per la durezza dei cuori», aveva dovuto attenuare. In altre parole: Gesù non è più rigido di Mosè, è più fedele al sogno di Dio.

Riferimenti al Catechismo della Chiesa Cattolica

  • CCC 1614: L'indissolubilità del matrimonio nel disegno di Dio
  • CCC 2384: Il divorzio come offesa grave alla legge naturale
  • CCC 526: Diventare come bambini per entrare nel regno
  • CCC 2053: Il giovane ricco e l'invito alla perfezione evangelica
  • CCC 786: Servire è regnare, sul modello del Figlio dell'uomo
  • CCC 2616: La preghiera di fede dei ciechi che invocano il Figlio di Davide

🕊 Preghiera della Lezione

Salmo 131 (130), 2 — L'umiltà del cuore come un bambino in braccio alla madre (CEI 2008)
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
Questo salmo brevissimo dice in tre righe ciò che Gesù chiede lungo tutto il capitolo: un cuore non gonfio d'orgoglio, uno sguardo che non punta a cose troppo alte (come i posti d'onore chiesti da Giacomo e Giovanni), un'anima quieta e fiduciosa «come un bimbo svezzato in braccio a sua madre». È l'immagine stessa dei bambini accolti e benedetti da Gesù, ed è anche Bartimeo che getta il mantello e si affida senza pretendere nulla. Prova a pregarlo pensando a quella parte di te che vorrebbe controllare tutto: qui viene invitata semplicemente a stare in braccio.

📌 Versetto-memoria

«non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,45)

Domande frequenti

Perché Gesù dice che è quasi impossibile per i ricchi entrare nel regno di Dio?
Non condanna la ricchezza in sé, ma il modo in cui può occupare il cuore, sostituendo la fiducia in Dio con la fiducia in ciò che si possiede. L'immagine del cammello e della cruna dell'ago è un'iperbole, cioè un'esagerazione voluta per farsi ricordare: serve a dire quanto sia pericoloso attaccarsi ai beni. Il Catechismo (CCC 2053) legge questo episodio come un invito alla perfezione evangelica, non un obbligo uguale per tutti. E la salvezza resta comunque opera di Dio, possibile anche a chi è ricco, se il cuore è libero.
Il divieto del divorzio vale anche oggi per i cristiani?
Sì. La Chiesa cattolica insegna che il matrimonio valido e consumato tra due battezzati è indissolubile, secondo l'insegnamento di Gesù riportato proprio in questo capitolo. Il Catechismo (CCC 1614) collega questa indissolubilità al progetto originario di Dio sulla creazione dell'uomo e della donna. Questo non significa abbandonare chi vive un fallimento matrimoniale: la Chiesa prevede percorsi pastorali di accompagnamento e, in alcuni casi, l'accertamento di nullità (cioè la verifica che un vero matrimonio non ci fosse mai stato), ma non un vero e proprio divorzio sacramentale.
Perché Bartimeo chiama Gesù "Figlio di Davide"?
È un titolo messianico: riconoscere Gesù come «Figlio di Davide» significa riconoscerlo come l'erede promesso della stirpe del re Davide, il liberatore atteso da Israele. È significativo che sia proprio un cieco, seduto ai margini della strada, a proclamarlo ad alta voce mentre gli altri lo zittiscono. Il Catechismo (CCC 2616) indica questa invocazione come un modello di preghiera di fede, ripresa ancora oggi nella cosiddetta «preghiera del cuore» («Signore Gesù, abbi pietà di me»).