Esistenza di Dio

Craig vs Krauss: si può davvero creare un universo dal nulla?

Ti sarà capitato, magari di notte con lo sguardo alle stelle, di inciampare in una domanda che sembra da bambini ma che nessuno riesce davvero a chiudere: perché esiste qualcosa, invece di niente? Poteva non esserci nulla — niente stelle, niente Terra, niente tu che leggi. E invece qualcosa c'è.

28 luglio 2026 · Atrium · Aggiornato il 1 ottobre 2026

Una campana di vetro antica su un tavolo di pietra, la polvere di luce rivela che non è mai davvero vuota.

Ti sarà capitato, magari di notte con lo sguardo alle stelle, di inciampare in una domanda che sembra da bambini ma che nessuno riesce davvero a chiudere: perché esiste qualcosa, invece di niente? Poteva non esserci nulla — niente stelle, niente Terra, niente tu che leggi. E invece qualcosa c'è. Prima o poi qualcuno ti dice che «la scienza ha risolto la questione: l'universo è nato dal nulla, senza bisogno di Dio». Suona definitivo. Ma quella frase nasconde un trucco, e sta tutto in una parola: «nulla».

Il 30 marzo 2011, alla North Carolina State University, due giganti si sono affrontati proprio su questo. Da una parte il filosofo William Lane Craig; dall'altra il fisico teorico Lawrence Krauss, autore di un libro dal titolo che è già una provocazione: A Universe from Nothing — «Un universo dal nulla». A moderare fu un giudice della Corte Suprema del North Carolina. Ma emettere un verdetto si rivelò complicato, per un motivo curioso: i due contendenti non si sono quasi mai incontrati davvero. Si sono parlati addosso. E capire perché si sono mancati è più utile di sapere chi ha «vinto».

In breve

  • Il cuore del dibattito è una sola parola: «niente». Krauss e Craig la intendono in due modi incompatibili, e da lì nasce tutto l'equivoco.
  • Krauss sostiene che il vuoto quantistico può generare spontaneamente un universo; Craig risponde che quel vuoto è già «qualcosa», non il nulla.
  • Un filosofo della fisica non credente, David Albert, dà ragione a Craig sul punto decisivo — e questo pesa.
  • Craig porta anche il Teorema di Borde-Guth-Vilenkin: gli universi in espansione devono avere un inizio, un confine nel passato.
  • Più che confutarsi, i due tengono due monologhi paralleli su cosa significhi davvero «spiegare» l'esistenza.

Il nodo di tutto: cosa vuol dire «niente»

Facciamo un passo indietro, senza formule. Immagina di svuotare completamente una stanza: togli i mobili, l'aria, la polvere, persino la luce. Ti resta lo spazio vuoto. Ecco: per la maggior parte delle persone «niente» è questo — una stanza vuota. Ma una stanza vuota non è il nulla assoluto. È ancora spazio, con dentro delle regole, delle leggi. Il nulla vero, quello di cui parlano i filosofi, è più radicale: niente spazio, niente tempo, niente leggi, niente energia. Neanche la stanza.

Tutto il dibattito Craig-Krauss ruota attorno a questa differenza. La cosmologia moderna — la scienza che studia l'universo — sa raccontare benissimo come il nostro universo abbia preso la forma che ha: il Big Bang, l'espansione, le galassie. La domanda filosofica però è un'altra, e più profonda: perché esiste qualcosa invece del nulla assoluto? Krauss risponde spostando la domanda sul terreno della fisica. Craig sostiene che così la domanda non viene affrontata, ma solo aggirata. Ed è un equivoco che vale davvero la pena capire, perché ritorna in quasi ogni discussione tra scienza e Dio che ti capiterà di sentire.

Contesto

Quando qualcuno dice «l'universo è nato dal nulla», la prima domanda da fargli è sempre la stessa: «Quale nulla? La stanza vuota, o il nulla assoluto?». Nove volte su dieci sta parlando della stanza vuota — cioè di qualcosa, non del vero nulla.

Chi sono i due sfidanti

Prima di entrare nel merito, mettiamo a fuoco chi si è seduto ai due lati del palco — perché il modo in cui ciascuno ha impostato la partita dice già molto.

William Lane Craig è un filosofo, uno dei più noti al mondo nel campo della filosofia della religione. Il suo mestiere è ragionare sui concetti: cosa significa «causa», «inizio», «esistenza». Nel dibattito porta strumenti filosofici e cosmologici.

Lawrence Krauss è un fisico teorico di prim'ordine, uno che il vuoto quantistico lo conosce dall'interno, con le equazioni in mano. Il suo terreno è la fisica sperimentale e matematica, non la filosofia — che anzi tende a considerare inutile.

Già qui si vede il seme del malinteso: uno gioca a scacchi, l'altro a dama, sulla stessa scacchiera. Entrambi bravissimi. Ma a giochi diversi.

Le aperture: come è cominciata

Craig apre con una mossa che spiazza: scrive alla lavagna un'equazione di probabilità bayesiana. Il termine spaventa, ma l'idea è semplice: è il modo matematico di dire «alla luce di tutto quello che sappiamo, quanto è probabile una certa tesi?». Il punto di Craig è questo: se la probabilità che Dio esista, tenendo conto di tutti i dati disponibili, supera il 50%, allora c'è evidenza a favore di Dio. Non una prova schiacciante — un indizio che pende dalla parte giusta.

Poi Craig cala la carta più forte: il Teorema di Borde-Guth-Vilenkin (lo chiameremo BGV per comodità). Detta in parole povere: qualunque universo che, nel corso della sua storia, sia stato in media in espansione non può essere infinito nel passato. Deve avere un confine, un punto di partenza — un inizio. La forza di questo teorema è notevole: vale a prescindere da cosa succeda nel primissimo istante, modelli quantistici compresi. Non è teologia: sono tre fisici (Borde, Guth, Vilenkin) che firmano un risultato di cosmologia. Se l'universo ha un inizio, torna in scena la vecchia domanda: e prima? Cosa lo ha fatto cominciare? È esattamente il passaggio su cui poggia l'argomento di Kalam.

Krauss entra visibilmente a disagio con il formato del dibattito strutturato. Attacca l'approccio probabilistico di Craig bollandolo come semplicistico. Poi, sul cosiddetto fine-tuning — l'idea che le costanti dell'universo siano «calibrate» in modo sorprendentemente preciso perché la vita sia possibile — afferma qualcosa di sorprendente: l'universo non sarebbe affatto «calibrato» per la vita — semmai la vita si è adattata all'universo che c'è. Una mossa audace, ma problematica: molti cosmologi, anche non credenti, usano proprio il termine «fine-tuning» nella letteratura tecnica. Infine introduce la tesi del suo libro: il vuoto quantistico può generare spontaneamente la materia, e quindi l'universo. È qui che si accende lo scontro vero.

La battaglia sul vuoto quantistico

Siamo al momento decisivo. Prendiamocelo con calma, perché è qui che si decide tutto.

Krauss sostiene che la fisica quantistica dimostra come l'universo possa emergere dal «niente». Il ragionamento, in soldoni: il vuoto quantistico non è mai davvero fermo e morto. È instabile, ribolle. Al suo interno compaiono e scompaiono di continuo le cosiddette particelle virtuali — minuscole increspature di energia che spuntano e svaniscono in un istante. Con l'aggiunta dell'inflazione cosmica (l'espansione rapidissima dell'universo primordiale), l'intera struttura di un universo potrebbe nascere da fluttuazioni di questo tipo. Nessun creatore richiesto: la fisica basta a sé stessa.

Craig risponde con una mossa elegante — cita Krauss contro Krauss. Nello stesso libro, infatti, Krauss ammette che il «niente» di cui parla non è affatto il niente in senso stretto: è lo spazio «vuoto» della fisica, che vuoto non è. Ecco il punto che fa crollare tutto: il vuoto quantistico non è il nulla filosofico. È uno spazio fisico che contiene energia, governato da leggi quantistiche, con proprietà misurabili. È la stanza vuota, non il nulla assoluto. Quindi Krauss non ha spiegato perché esista qualcosa invece di niente. Ha spiegato, semmai, perché esista la nostra forma di universo invece di uno stato di vuoto quantistico. Ma quello stato è ancora qualcosa — e richiede ancora una spiegazione. La domanda originaria è rimasta intatta, solo spostata più indietro di un passo.

Travi di legno incrociate nel buio, attraversate da un'unica lama di luce dorata
La domanda «perché c'è qualcosa invece del nulla?» non si dissolve spostandola dentro la fisica: riemerge un passo più indietro.

Nota

L'alleato più inatteso di Craig è David Albert, filosofo della fisica e non credente. Nella sua recensione del libro di Krauss scrive che «gli stati di vuoto sono particolari configurazioni di materia fisica elementare» — e conclude che Krauss ha completamente torto sul punto decisivo, e che i suoi critici filosofici hanno assolutamente ragione. Non è un teologo che difende la fede: è uno che condivide la premessa non credente di Krauss e gli dice che ha sbagliato il ragionamento.

A questo punto Krauss contrattacca. Accusa Craig di praticare il «Dio dei buchi» (in inglese God of the gaps): l'idea, cioè, che il credente infili Dio in ogni casella che la scienza non ha ancora riempito — e che a ogni scoperta scientifica quel Dio debba arretrare, restringendo il proprio spazio. E tende a rovesciare contro Craig persino il Teorema BGV, suggerendo che sviluppi successivi della fisica ne avrebbero ridimensionato la portata. Craig, dal canto suo, obietta che il fatto che i cosmologi non nominino Dio nei loro articoli è una convenzione della letteratura scientifica, non una presa di posizione contro le implicazioni filosofiche del risultato. Il silenzio degli scienziati su Dio, cioè, sarebbe una regola del mestiere, non una smentita.

I dubbi più frequenti (detti a voce alta)

Le obiezioni che vengono in mente leggendo, prima ancora delle domande più cercate online:

  • «Ma se Krauss è il fisico e Craig no, come fa un filosofo a "batterlo" sulla fisica?» Non lo batte sulla fisica — e non è quello il punto. Craig non contesta le equazioni di Krauss: gli concede tutta la fisica. Contesta l'etichetta che Krauss ci mette sopra. Chiamare «nulla» il vuoto quantistico è un errore di linguaggio e di concetto, non di calcolo. E su un errore così, un filosofo del linguaggio e dell'essere è esattamente nel suo campo.
  • «Non è comodo, però, spostare sempre la domanda "un passo più indietro"? Non è un trucco anche quello?» È la domanda giusta da farsi. La differenza è questa: Krauss dichiara di aver chiuso la domanda («l'universo dal nulla»), e invece l'ha solo spostata senza dirlo. Craig non pretende di chiuderla: dice apertamente che resta aperta. Ammettere che una domanda è ancora aperta è più onesto che dichiararla risolta quando non lo è.
  • «E se un giorno la fisica scoprisse un nulla che si genera davvero da sé? Non è il "Dio dei buchi" al contrario?» Attenzione al concetto. Il nulla assoluto — per definizione — non ha proprietà, non ha leggi, non ha energia: non può «fare» nulla, perché fare è già un'attività, e il nulla non è nessuno che agisca. Non è che la scienza non l'abbia ancora spiegato: è che dal nulla, in senso stretto, non può venire nulla. Questo non è un buco temporaneo della scienza, è un limite logico della domanda stessa.
  • «Ma allora questo dibattito dimostra l'esistenza di Dio?» No, e Craig stesso non lo pretende. Mostra qualcosa di più modesto e più solido: che la scienza, da sola, non ha eliminato la domanda su Dio. La domanda «perché c'è qualcosa invece del nulla?» resta in piedi, razionale, legittima. Non è una prova; è la porta che rimane aperta.
  • «Craig non sta solo tappando i buchi della scienza con Dio, come dice Krauss?» È l'accusa del «Dio dei buchi», e va presa sul serio. Ma qui non si tratta di un buco che la scienza colmerà domani: si tratta di una domanda che la fisica, per sua natura, non è attrezzata a porre. La fisica spiega come funziona ciò che esiste; non perché esista qualcosa piuttosto che nulla. Non è un buco: è un confine di competenza.

Mito e realtà

Il mito La realtà
«La scienza ha dimostrato che l'universo nasce dal nulla, senza Dio» Ha mostrato come un universo possa emergere da un vuoto quantistico. Ma quel vuoto è qualcosa — spazio, energia, leggi — non il nulla assoluto.
«Craig ha perso perché non è un fisico» Craig concede tutta la fisica a Krauss. Contesta l'uso della parola «nulla», che è una questione filosofica — e su quella un non credente come David Albert gli dà ragione.
«Chi crede in Dio infila Dio nei buchi della scienza» La domanda «perché esiste qualcosa?» non è un buco che la scienza colmerà: è una domanda che la fisica, per sua natura, non pone.
«È stato un vero scontro, con un vincitore netto» Sono stati due monologhi paralleli. Ognuno rispondeva a una domanda che l'altro non stava facendo.
«Se non capiamo l'origine, tanto vale dire che si è fatto da sé» Il nulla assoluto non ha proprietà né leggi: non può «fare» nulla. Dal nulla, in senso stretto, non viene nulla.

Chi ha spostato il piano del discorso

Mettiamo in fila i due contendenti, per fissare le idee. Questa tabella non serve a proclamare un vincitore assoluto, ma a mostrare perché i due non si sono mai davvero toccati:

Criterio Craig Krauss
Terreno Filosofia + cosmologia (BGV) Fisica quantistica, «universo dal niente»
Mossa centrale Il vuoto quantistico non è il nulla filosofico La fisica mostra l'emergenza spontanea
Punto di forza Usa Vilenkin (e Albert) contro Krauss stesso Competenza scientifica profonda e diretta
Punto debole Dipende da premesse filosofiche non «misurabili» Equivoco di fondo sul termine «niente»
Verdetto parziale Tiene il punto sul piano filosofico Maggiore competenza sul piano scientifico

Contesto

Questo dibattito è la dimostrazione più chiara di come due persone intelligenti possano sembrare confutarsi senza mai toccarsi. Craig risponde a domande che Krauss non si pone; Krauss risponde a domande che Craig non sta facendo. Quello che sembra un dibattito è in realtà due monologhi paralleli su due concezioni incompatibili di cosa significhi «spiegare» qualcosa.

Cosa portiamo a casa — e perché ti riguarda

Torniamo alla notte, alle stelle, alla domanda da bambini: perché c'è qualcosa invece di niente? Dopo aver visto scontrarsi un filosofo e un fisico di prima grandezza, la lezione — spogliata da ogni tecnicismo — è netta e liberatoria.

La scienza è meravigliosa nel raccontare come funziona ciò che esiste. Ma davanti al perché esista qualcosa invece del nulla, si ferma sulla soglia — non per debolezza, ma per natura: non è la sua domanda. Chi ti dice «la scienza ha spiegato tutto, Dio non serve più» spesso sta facendo, senza accorgersene, esattamente ciò che ha fatto Krauss: ha cambiato la parola «nulla» sotto il tavolo, e ha risposto a una domanda diversa da quella che ti pungeva quella notte.

Ed è qui che la cosa ti riguarda da vicino. Non ti stiamo chiedendo di «credere e basta». Ti stiamo mostrando il contrario del pregiudizio comune: che porsi la domanda su Dio, oggi, non è affatto un residuo irrazionale spazzato via dalla scienza. È una domanda che resta aperta, seria, ragionevole — proprio dopo che la scienza ha detto tutto ciò che sa dire. La fede cattolica non teme la fisica: la ammira, e poi indica quel gradino in più che la fisica stessa non pretende di salire. La prossima volta che qualcuno chiude il discorso con «tanto l'universo si è fatto da sé», ora sai quale domanda fargli. Quale nulla?

Questo dibattito è una tessera del quadro completo sull'esistenza di Dio, dove gli argomenti — cosmologico, del fine-tuning, morale — si tengono insieme uno con l'altro.

Alla domanda sul nulla da cui tutto viene, la Bibbia risponde con un inizio: il prologo di Giovanni riprende la Genesi e parla del Verbo per mezzo del quale tutto è stato fatto, nel commento a Giovanni 1, mentre la provvidenza sulle cose più piccole è nelle pagine sui gigli del campo, in Matteo 6. Chi vuole passare dall'argomento al testo può cominciare da Marco, con il commento completo in un libro.

Fonti e approfondimenti

Per chi voglia andare alle fonti dirette del dibattito e alla questione di fondo, ecco le opere e i documenti da cui partire.

  • Il dibattito integrale Is There Evidence for God? William Lane Craig vs. Lawrence Krauss, North Carolina State University, 30 marzo 2011 (audio e video disponibili in rete).
  • Lawrence M. Krauss, A Universe from Nothing: Why There Is Something Rather Than Nothing (2012) — il libro che dà origine alla tesi discussa.
  • David Albert, recensione di A Universe from Nothing apparsa sul New York Times (marzo 2012), in cui un filosofo della fisica non credente contesta l'uso kraussiano del termine «nulla».
  • Arvind Borde, Alan H. Guth, Alexander Vilenkin, Inflationary Spacetimes Are Incomplete in Past Directions, in «Physical Review Letters» 90 (2003) — l'articolo tecnico da cui deriva il teorema BGV.
  • Gottfried Wilhelm Leibniz, Principi della natura e della grazia fondati sulla ragione (1714) — la formulazione classica della domanda «perché esiste qualcosa piuttosto che nulla?».
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 296-298 (Dio crea «dal nulla»).

Domande frequenti

Un universo può nascere dal nulla, secondo la fisica?
Dipende da cosa si intende per «nulla». La fisica di Krauss mostra che un universo può emergere da un vuoto quantistico. Ma il vuoto quantistico non è il nulla assoluto: è uno spazio con energia e leggi fisiche. La domanda filosofica — perché esista qualcosa anziché il nulla assoluto — resta aperta.
Chi ha vinto il dibattito Craig-Krauss?
Sul piano della competenza scientifica Krauss era in casa propria; sul piano filosofico Craig tenne il punto decisivo — che il «niente» della fisica non è il «niente» della metafisica — e fu sostenuto persino da un filosofo della fisica non credente, David Albert.
Cos'è il Teorema di Borde-Guth-Vilenkin?
Un risultato cosmologico secondo cui ogni universo in media in espansione deve avere un inizio nel passato, un confine spazio-temporale. Craig lo usa a sostegno dell'idea che l'universo abbia avuto un'origine; secondo i suoi autori il risultato è in larga parte indipendente dai dettagli fisici del primissimo istante, sebbene la sua portata resti discussa.
Cos'è l'accusa del «Dio dei buchi» e regge contro Craig?
È l'idea che il credente collochi Dio in ogni casella che la scienza non ha ancora spiegato, costringendolo ad arretrare a ogni scoperta. Craig risponde che la domanda «perché esiste qualcosa invece del nulla?» non è un buco temporaneo della scienza, ma una domanda che la fisica per sua natura non pone: la fisica spiega come funziona ciò che esiste, non perché esista qualcosa piuttosto che nulla.

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