Esistenza di Dio

L'argomento di Kalam: l'universo ha avuto un inizio, e allora?

Ti sei mai fermato a pensarci, magari di notte, guardando il cielo? Tutto questo — le stelle, la Terra, tu — da dove viene? Non «chi mi ha fatto», ma qualcosa di più radicale: perché c'è qualcosa invece del nulla? È una domanda che prima o poi bussa a chiunque, credente o no.

28 luglio 2026 · Atrium · Aggiornato il 1 ottobre 2026

Una fiamma che si accende nel buio assoluto, simbolo dell'inizio e della causa prima dell'universo

Ti sei mai fermato a pensarci, magari di notte, guardando il cielo? Tutto questo — le stelle, la Terra, tu — da dove viene? Non «chi mi ha fatto», ma qualcosa di più radicale: perché c'è qualcosa invece del nulla? È una domanda che prima o poi bussa a chiunque, credente o no. E c'è un ragionamento, vecchio di mille anni ma tornato di gran moda, che parte proprio da lì — dall'esistenza dell'universo — e sostiene di arrivare, passo dopo passo, fino a una causa che assomiglia molto a Dio. Si chiama argomento di Kalam. La cosa sorprendente è che non ti chiede di aprire nessuna Bibbia: ti chiede solo di guardare il cielo e di ragionare.

In breve

  • L'argomento è un sillogismo in tre righe: ciò che comincia a esistere ha una causa; l'universo è cominciato a esistere; dunque l'universo ha una causa.
  • Si appoggia alla cosmologia moderna: il Big Bang indica un inizio di spazio, tempo e materia, non un passato infinito.
  • La causa dell'universo dev'essere eterna, immateriale e potentissima — tratti che la tradizione riconosce a Dio.
  • L'obiezione «chi ha creato Dio?» non morde: la premessa parla di ciò che comincia a esistere, e Dio è eterno.
  • Anche se funziona, l'argomento arriva a «una causa prima», non ancora al volto del Dio cristiano: è un primo passo, non l'arrivo.

Tre righe che chiunque può seguire

Prima dei nomi e delle date, ecco il cuore della cosa in parole semplici. Immagina di sentire un colpo alla porta. Non ti verrebbe mai in mente che quel rumore sia comparso dal nulla, senza che qualcosa o qualcuno lo abbia prodotto. Qualcosa che inizia — un suono, una crepa nel muro, un bambino che nasce — chiede sempre una spiegazione: qualcosa che lo ha fatto cominciare. Ecco, l'argomento di Kalam prende questa intuizione così banale da sembrare ovvia e la applica alla cosa più grande di tutte: l'universo intero.

Messo in fila, il ragionamento ha una struttura sillogistica cristallina — un sillogismo è semplicemente una catena di due affermazioni che, se sono vere, costringono ad accettarne una terza:

  1. Tutto ciò che comincia a esistere ha una causa.
  2. L'universo ha cominciato a esistere.
  3. Quindi l'universo ha una causa.

La sua forza sta tutta qui: tre righe che chiunque può seguire, che non si appoggiano a un testo sacro ma al senso comune e alla scienza. Non a caso è l'argomento più usato da William Lane Craig — un filosofo americano contemporaneo — nei suoi dibattiti pubblici, e uno dei più solidi della teologia filosofica di oggi. Deve il nome alla tradizione filosofica islamica medievale (kalam, parola araba che indica il «discorso» razionale sulla fede), che per prima lo formulò secoli fa; è Craig ad averlo riportato al centro della scena.

La prima premessa è quasi un principio del senso comune: dal nulla, nulla viene. Nessuno di noi, davvero, crede che le cose spuntino dal niente senza motivo. La seconda premessa — «l'universo ha cominciato a esistere» — è quella su cui si gioca la partita. Ed è anche quella che, sorprendentemente, la scienza del Novecento ha reso più credibile che mai.

Nota

Craig aggiunge un passaggio decisivo. Se l'universo — cioè spazio, tempo e materia — ha una causa, questa causa deve trovarsi fuori dallo spazio, dal tempo e dalla materia: dev'essere eterna, immateriale ed enormemente potente. Sono esattamente gli attributi che la tradizione cattolica riconosce a Dio (cfr. Catechismo, 296-298, sulla creazione «dal nulla»).

Perché pensare che l'universo sia davvero cominciato

Qui arriva il punto delicato, ed è anche il più affascinante: come facciamo a dire che l'universo ha avuto un inizio, e non è semplicemente sempre esistito? La risposta arriva da due strade diverse che, sorprendentemente, portano allo stesso posto.

La strada della scienza. Il modello del Big Bang — oggi il quadro condiviso dalla stragrande maggioranza dei fisici — descrive un universo che si espande a partire da uno stato iniziale. Riavvolgendo il nastro all'indietro, spazio, tempo e materia sembrano avere un confine nel passato: un punto oltre il quale non si può andare. Non un evento dentro il tempo, ma l'inizio del tempo stesso. Un dettaglio che dice molto sul presunto conflitto tra fede e scienza: a proporre per primo questo modello fu un sacerdote cattolico, Georges Lemaître — e che le due siano da sempre nemiche è un mito duro a morire.

La strada della ragione. A questa si aggiunge un argomento filosofico classico, indipendente dalla fisica. Prova a immaginare un passato davvero infinito: una fila senza fine di ieri, uno dietro l'altro, senza un primo giorno. Il problema è che una serie infinita di eventi, per arrivare fino a oggi, dovrebbe essere stata attraversata tutta, evento dopo evento. Ma un infinito non si «completa» mai aggiungendo un pezzo alla volta — è come voler finire di contare tutti i numeri. Se il passato fosse infinito, non saremmo mai potuti arrivare al presente. Eppure eccoci qui. Dunque il passato non è infinito: c'è stato un inizio.

Fisica e metafisica — la scienza e la ragione pura — convergono sullo stesso punto: l'universo non risale all'indietro per sempre. È cominciato.

Il mito e la realtà: «chi ha creato Dio?»

Una pietra scolpita con una figura geometrica impossibile, un cerchio che diventa quadrato
Chiedere chi ha creato Dio equivale a chiedere che aspetto abbia un cerchio quadrato.

C'è un'obiezione che salta subito in mente, e che senti ripetere ovunque — persino da un motore di ricerca o da un'intelligenza artificiale a cui chiedi «e chi ha creato Dio, allora?». Sembra la mossa che chiude la partita. In realtà nasce da un piccolo ma decisivo fraintendimento della prima premessa.

Il mito La realtà
«Se tutto ha una causa, anche Dio deve averne una: chi ha creato Dio?» La premessa non dice «tutto ha una causa», ma «tutto ciò che comincia a esistere ha una causa». Dio, per definizione, non è mai cominciato: è eterno. Non gli si applica.
«È un trucco: si fa un'eccezione comoda per Dio» Non è un'eccezione arbitraria. È la stessa logica che i fisici applicano quando qualcuno propone un universo eterno: ciò che non ha inizio non richiede una causa dell'inizio.
«Il Big Bang spiega tutto senza bisogno di Dio» Il Big Bang descrive come l'universo si è espanso da un inizio. Non dice perché c'è stato un inizio, né cosa lo abbia causato: è proprio quello il punto di partenza dell'argomento.
«È un argomento religioso travestito da scienza» La struttura è puramente logica e si appoggia a dati scientifici pubblici. Non parte da nessun testo sacro. Chiunque, credente o ateo, può valutarne i passaggi.

Contesto

Chiedere «chi ha creato Dio?» equivale a chiedere che aspetto abbia un cerchio quadrato. La domanda applica a Dio una proprietà — l'aver avuto un inizio — che per definizione non gli appartiene. Un cerchio quadrato non esiste non perché sia raro, ma perché la domanda si contraddice da sé: allo stesso modo, «l'inizio di ciò che è eterno» è una richiesta priva di senso.

I dubbi più frequenti (detti a voce alta)

Prima delle domande più cercate, ci sono le obiezioni che vengono in mente mentre leggi, quelle che diresti a voce alta a un amico al bar. Prendiamole sul serio, una per una.

  • «Ma il Big Bang non è solo una teoria? Domani potrebbero smentirla.» Vero che la scienza è sempre aperta a revisioni — ed è la sua onestà. Ma proprio per questo l'argomento non poggia solo sul Big Bang: ha anche la gamba filosofica dell'infinito impossibile, che regge da sola. E la fisica, per ora, ha reso l'inizio più plausibile, non meno: c'è persino un teorema (Borde-Guth-Vilenkin) secondo cui un universo mediamente in espansione non può essere eterno nel passato, comunque lo si modelli.
  • «E se l'universo fosse ciclico — si espande, collassa, riparte all'infinito?» È l'obiezione più seria e tecnica, e va ammessa con onestà: alcuni fisici propongono esattamente questi modelli. Ma anche un ciclo infinito di espansioni e collassi si scontra con lo stesso problema dell'infinito passato attraversato. E i teoremi cosmologici più recenti rendono difficile che un simile universo sia davvero eterno all'indietro. Il dibattito è vivo, non chiuso — ma l'argomento non è affatto fuori gioco.
  • «Non state solo tappando un buco con Dio?» No, e la differenza conta. Il "Dio tappabuchi" è quello che si infila dove la scienza non è ancora arrivata, pronto a sparire appena la scienza avanza. Qui è il contrario: più la cosmologia conferma un inizio dell'universo, più (non meno) forte diventa la domanda sulla sua causa. Non stiamo nascondendo Dio in un'ignoranza temporanea; stiamo ragionando su ciò che la scienza afferma.
  • «Ma da "una causa" a "Dio" ce ne passa.» Giustissimo, ed è il punto più onesto di tutti. L'argomento, anche funzionando perfettamente, non ti mette davanti Gesù di Nazaret: ti mette davanti una causa eterna, immateriale, potentissima e — dettaglio importante — capace di scegliere (perché un inizio nel tempo, da una causa senza tempo, richiede qualcosa di simile a una volontà). È tanto, ma non è tutto. Kalam è il primo gradino di una scala, non la cima.

Uno schema per fissare le idee

Elemento In parole semplici Perché conta
1ª premessa Dal nulla non viene nulla: ciò che inizia ha una causa Principio di senso comune, difficilissimo da negare
2ª premessa L'universo è cominciato: non ha un passato infinito Sostenuta da Big Bang (scienza) e dall'infinito impossibile (ragione)
Conclusione L'universo ha una causa Segue necessariamente dalle due premesse
La causa, che tipo è? Fuori dallo spazio, dal tempo, dalla materia Dev'essere eterna, immateriale, potentissima
Il limite onesto Arriva a «una causa prima», non al Dio cristiano Va integrato con gli altri argomenti sull'esistenza di Dio

Le obiezioni più tecniche

Oltre al celebre «chi ha creato Dio?», il dibattito serio si concentra su un punto: il Big Bang implica davvero un inizio assoluto? Alcuni contestano proprio questo, proponendo modelli di universo ciclico o eterno. È il terreno su cui si gioca il dibattito Craig-Krauss sull'universo dal nulla, dove la domanda diventa: quel «niente» da cui, secondo alcuni fisici, l'universo sarebbe spuntato, è davvero il nulla? Oppure è già un qualcosa — un campo, un vuoto quantistico, delle leggi — che a sua volta chiederebbe una spiegazione? Craig risponde appoggiandosi ai teoremi cosmologici (come quello di Borde-Guth-Vilenkin già citato) secondo cui un universo mediamente in espansione non può essere eterno nel passato.

Resta comunque quel punto onesto che vale la pena ripetere: l'argomento, anche funzionando, arriva a «una causa prima», non ancora al volto del Dio cristiano. Fa parte di un quadro più ampio, quello degli argomenti a favore di Dio, che insieme disegnano un ritratto molto più ricco.

Perché ti riguarda

Torniamo al cielo notturno dell'inizio. La forza di Kalam non è quella di «dimostrare Dio» come si dimostra un teorema di geometria — nessun argomento filosofico, da solo, ci riesce, e prometterlo sarebbe disonesto. La sua forza è un'altra, e ti riguarda da vicino: mostra che credere in un'origine dell'universo non è un salto nel buio contro la ragione. È esattamente il contrario di ciò che ci hanno raccontato — che la fede sarebbe roba da creduloni e la ragione starebbe tutta dall'altra parte.

Qui la ragione stessa, partendo da ciò che sappiamo dell'universo, arriva a bussare a una porta: dietro il tutto c'è una Causa che non è cominciata, che non è fatta di materia, che tiene in mano l'esistenza. La filosofia ti accompagna fino a quella soglia e lì si ferma, perché non può dirti chi è quella Causa. È da lì in poi che comincia un'altra strada — quella in cui quella Causa, secondo la fede cristiana, ha voluto farsi conoscere e ha persino un volto. Ma il primo passo, quello che chiunque può fare guardando il cielo, la ragione lo ha già mosso. E non è poco.

La causa prima a cui arriva l'argomento ha nei Vangeli un nome: il prologo di Giovanni parla del Verbo che era in principio e per mezzo del quale tutto è stato fatto, nel commento a Giovanni 1. La famiglia degli argomenti è messa in ordine nella guida completa sull'esistenza di Dio, e chi vuole passare alla lettura di un Vangelo intero può cominciare dal più breve, con il commento a Marco in un libro.

Fonti e approfondimenti

Per chi volesse andare oltre questo primo sguardo, ecco le opere e i documenti a cui l'argomento si appoggia, utili per approfondirne sia la parte filosofica sia quella cosmologica.

  • William Lane Craig, The Kalām Cosmological Argument (1979), la trattazione contemporanea che ha riportato l'argomento al centro del dibattito.
  • Al-Ghazali, L'incoerenza dei filosofi (Tahāfut al-falāsifa), tra le radici medievali islamiche della riflessione sul kalam e sull'impossibilità di un passato infinito.
  • Arvind Borde, Alan Guth, Alexander Vilenkin, Inflationary Spacetimes Are Incomplete in Past Directions, in «Physical Review Letters» 90 (2003), il teorema cosmologico richiamato nell'articolo sull'inizio dell'universo.
  • Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 296-298 (la creazione «dal nulla»).

Domande frequenti

Cos'è l'argomento cosmologico di Kalam?
È un argomento in tre passi per l'esistenza di Dio: tutto ciò che comincia a esistere ha una causa; l'universo ha cominciato a esistere; quindi l'universo ha una causa. Reso celebre da William Lane Craig, conclude che la causa dell'universo dev'essere eterna, immateriale e potente.
«Chi ha creato Dio?» confuta l'argomento di Kalam?
No. La prima premessa riguarda solo ciò che comincia a esistere. Dio, per definizione, è eterno e non ha avuto inizio, quindi non richiede una causa. L'obiezione applica a Dio una proprietà — l'essere cominciato — che non gli appartiene.
L'argomento di Kalam è scientifico o filosofico?
È un argomento filosofico che si appoggia a dati scientifici. La struttura è logica, ma la premessa sull'inizio dell'universo trova sostegno nella cosmologia del Big Bang e in teoremi come quello di Borde-Guth-Vilenkin.
L'argomento di Kalam dimostra il Dio cristiano?
No, e i suoi stessi sostenitori lo ammettono. Kalam arriva a una causa prima dell'universo — eterna, immateriale e potentissima — ma non ancora al volto del Dio cristiano. È un primo passo razionale che va integrato con gli altri argomenti sull'esistenza di Dio e, poi, con la Rivelazione.

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